Questo mese proveremo a portarti dietro le quinte di Baglio Diar, tra i nostri filari.
Gennaio e febbraio sono i mesi del riposo, dell’attesa. Allo stesso tempo ci si prepara per quella che sarà la nuova annata.
Durante l’inverno la vite entra in una fase chiamata riposo vegetativo. La pianta interrompe la crescita e concentra le sue energie al suo interno.
Si tratta di un momento naturale, ciclico, necessario per ritrovare equilibrio dopo la stagione produttiva.
In questo momento in vigna si interviene con una delle attività più tipiche, e allo stesso tempo estremamente importante: la potatura.
L’attività di potatura consiste nel tagliare alcune parti della pianta (tralci o rami) per aiutarla a crescere meglio. Il taglio non è casuale, ma è guidato da uno scopo ben preciso.
Perché si pota la vite?
Se lasciata crescere libera, la vite produrrebbe tanti rami e di conseguenza tanta uva.
Il rischio, però, sarà quello di avere uve di qualità più bassa.
La potatura serve infatti a dare ordine alla pianta, controllare la resa, aiutare la vite a usare meglio le sue energie e migliorare la qualità dell’uva.
In questa fase è importante fare un taglio quanto più preciso per andare a minimizzare la “ferita” posta alla vite. Ferita che, nei casi peggiori, va corretta ricorrendo a prodotti chimici di sintesi.
Ma, se ci conosci già, saprai che noi lavoriamo esclusivamente in biologico: non possiamo permetterci nulla di tutto ciò.
Mentre la vite è a riposo, la potatura viene fatta tra i filari dove è praticato il sovescio.
Si tratta di una pratica che consiste nel seminare alcune piante tra i filari della vigna (leguminose, graminacee o fiori spontanei) e di interrarle prima della fioritura, senza raccoglierle.
In questi giorni invernali, queste piante coprono il terreno quasi come un tappeto verde, proteggendolo dall’erosione delle piogge.
Quando saranno poi interrate in primavera, avranno una funzione di concimazione naturale, e lo faranno in modo esclusivamente vegetale. Allo stesso tempo queste piante sono azoto fissatori. In pratica, percepiscono o accumulano l’azoto che si trova nell’aria e lo trasformano in azoto per il terreno.
Adesso ti portiamo dietro le quinte. Abbiamo fatto per te alcune domande a Nicola, il nostro fondatore.
– “Come capisci quando una pianta ha bisogno di essere potata in un certo modo?”
“In linea generale le potature che facciamo seguono il principio della potatura Guyot. Questo sistema prevede un tralcio che fa il nuovo frutto, ed un tralcio che farà il nuovo legno per il tralcio successivo (curiosità: questi due elementi in siciliano sono chiamati rispettivamente acchetto e spadda). Al di là di questa regola generale, per la potatura di una singola vigna dipende tanto da come è stato potato negli anni, da quello che è lo storico della pianta.”
– “Cosa cambia nella potatura tra una vigna biologica rispetto ad una che non lo è?”
“Tra una vigna coltivata in regime biologico ed una in regime convenzionale non c’è nessuna differenza nel metodo di potatura.”
– “Il tipo di suolo o la varietà di uva incide sulla scelta di potatura? Se sì, in che modo?”
“Sia il suolo che la varietà incidono tanto. Ci sono delle varietà che necessitano del tralcio che fa il nuovo frutto (tecnicamente “capo a frutto”) molto più lungo della norma. Ad esempio, il Grillo ha come gemma una fertilità minore rispetto ad una varietà come il Catarratto.
Anche il suolo influisce tanto perché più è buono come qualità, più è fertile, più possiamo giocare con la potatura, ad esempio lasciando il capo a frutto più lungo.”
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