Perricone: rinascita di un vitigno siciliano dimenticato.

Questo mese abbiamo deciso di portarti alla scoperta di un vitigno fortemente radicato nel nostro territorio.
Una varietà che nella sua storia ha visto un alternarsi tra un glorioso passato, una fase di crisi in cui ha rischiato di sparire, ed oggi una nuova rinascita.
Ti racconteremo alcune curiosità su questa uva e cosa aspettarti quando lo berrai.

Perricone (o Pignatello): una storia di caduta e rinascita

C’è stato un tempo, nell’Ottocento, in cui il Perricone  era sicuramente il re indiscusso dei vitigni della Sicilia Occidentale.
Allora era localmente conosciuto prevalentemente con un altro nome: Pignatello. Questo sinonimo deriva dalle terre rosse argillose di Marsala ed altre zone del trapanese dove il vitigno si esprime al meglio.
Argille che gli artigiani locali del tempo utilizzavano per creare le pignate (siciliano per pentole). Oggi in etichetta potrai indistintamente trovare scritto Perricone o Pignatello.
In passato è stata un’uva cardine di blend prestigiosi; dava struttura e colore ai vini siciliani, ma non solo.

Con l’arrivo della fillossera (un insetto proveniente dall’America che ha distrutto la viticoltura europea), il Perricone è stato sempre più messo da parte. È arrivato ad un punto in cui ha rischiato l’estinzione, a favore di vitigni più resistenti, più produttivi e famosi. In una sola parola: più facili.
Il vitigno, infatti, è sensibile alle malattie (una in particolare, chiamata oidio), è naturalmente poco produttivo di uva, ed ha generalmente una tannicità marcata che va saputa poi gestire in cantina.

Da oltre un decennio a questa parte, complice anche un contesto di Rinascimento vitivinicolo siciliano che vede un ritorno alle varietà più autoctone (che qui ce ne sono parecchie), si è invertito il trend.
Se prima lo potevi trovare al massimo in blend con altri vitigni, oggi sempre più produttori della Sicilia occidentale (ma non solo) lo esprimono in purezza.

Il Perricone “Velata” di Baglio Diar: cosa aspettarsi
Nella nostra interpretazione di Perricone abbiamo deciso di puntare sulla sua autenticità, senza tagli o aggiustamenti.
Lo coltiviamo nei nostri vigneti a Trapani, dove le terre sono prevalentemente argillose, come piace a lui. In cantina lo affiniamo un po’ in acciaio e per sei mesi in barrique di rovere francese; dopo un ulteriore riposo di sei mesi in bottiglia decidiamo che è pronto per essere messo sul mercato.

All’assaggio troverai un vino dal colore intenso e dal profilo organolettico che potremmo definire “selvatico”. Al naso ha un bouquet complesso di profumi: potresti riconoscere delle note di mora, liquirizia, insieme ad altri richiami più “tostati”, come tè nero, polvere di cacao o nocciola tostata.
Al palato è pieno, avvolgente e molto vivace. Lascia un sapore di caffè tostato, ciliegia nera o cannella, in un lungo e piacevole retrogusto.

Ti è venuta la curiosità di provarlo? Scoprilo sul nostro shop